Guida

Il sito di prova che resta attaccato a quello vero

Il tuo sito può funzionare benissimo oggi e dipendere lo stesso da un indirizzo che non è il suo.

Il tuo sito ce l'ha?

Scrivi l'indirizzo e ti dico sì o no, in parole normali. Niente email, niente registrazione.

Leggo solo quello che il tuo sito mostra a chiunque lo apra. Non entro da nessuna parte e non salvo l'indirizzo di chi fa il controllo.

OggiLa pagina com'è oggi: tutte le immagini al loro posto, e un filo che la collega al sito di prova. sito di prova
Se lo spengono La stessa pagina dopo che il sito di prova è stato spento: il filo che li collegava è interrotto e due immagini su tre sono diventate riquadri vuoti. spento
La stessa pagina, prima e dopo che l'indirizzo di lavorazione viene spento. Nessuno ha toccato il tuo sito.

Perché succede

Il sito nasce altrove

Mentre si costruisce deve stare da qualche parte: un indirizzo provvisorio, dove i clienti non ci finiscano dentro a metà. Fin qui è tutto normale.

Il trasloco è un lavoro

Quando il sito è pronto, quel vecchio indirizzo va sostituito ovunque compaia. Su venti pagine sono centinaia di punti. Se si fa di corsa, qualcosa resta indietro.

Non si vede subito

Finché l'indirizzo vecchio resta acceso il sito sembra perfetto. Il problema compare il giorno in cui qualcun altro, da un'altra parte, spegne qualcosa.

Cosa si rompe, quando si rompe

  • Spariscono le immagini, e restano rettangoli vuoti.
  • Salta la grafica, e il sito si apre come un documento di testo.
  • Il modulo smette di mandare i messaggi, ma continua a dire «grazie, ti ricontatteremo».
  • Il sito sparisce da Google, se è rimasta accesa l'istruzione che chiede di non mostrarlo.
Il caso peggiore: quando il sito di prova è sotto un dominio non tuo

C'è una differenza enorme fra un indirizzo provvisorio dentro il tuo dominio e uno dentro il dominio di chi ti ha fatto il sito. Nel primo caso la roba è comunque a casa tua. Nel secondo no: i file stanno su un dominio che paga e controlla qualcun altro.

Se quel dominio scade, se l'attività chiude, se il rapporto fra voi finisce male, quei file spariscono — e nessuno ti deve niente, perché non erano tuoi.

Mentre collaudavo lo strumento qui sopra l'ho puntato su una manciata di siti di attività vere. Su uno, un'immagine della pagina iniziale arrivava ancora dal dominio di chi aveva costruito il sito, dentro una cartella che portava il nome dell'azienda cliente. Non era un rischio futuro: quella immagine rispondeva già «non esiste». Era rotta in quel momento, su una pagina online e visitata, e nessuno se n'era accorto.

Non è sempre colpa di qualcuno

Vale la pena dirlo. A volte un dominio diverso è una scelta giusta: le immagini su un servizio fatto apposta per servirle in fretta, i video su una piattaforma esterna, i caratteri presi da un fornitore. Lo strumento qui sopra conosce i servizi più comuni e non li segnala.

La differenza vera è se quella roba sta su un servizio, oppure sul computer di qualcuno. E se chi ha fatto il sito te l'ha detto, oppure no.

Se il controllo dice che hai un problema

  • Non rifare il sito. Chi te lo propone per primo ti sta vendendo qualcosa: di solito sono poche ore di lavoro.
  • Mandalo a chi te l'ha fatto. Sa dove sono i file e ci mette meno di chiunque altro. È una rifinitura rimasta indietro, non per forza un rapporto da chiudere.
  • Chiedi l'elenco preciso dei punti da correggere. Chi non te lo sa dare, non ha guardato.
Il dettaglio tecnico: dove si nascondono i residui

I punti da sostituire in una migrazione non sono solo i collegamenti visibili. In ordine di quanto spesso restano indietro:

  1. Il database. Su WordPress gli indirizzi assoluti finiscono dentro i contenuti, nei campi personalizzati e — il caso che frega tutti — dentro stringhe PHP serializzate, dove una sostituzione fatta con un banale UPDATE ... REPLACE rompe il conteggio dei caratteri e manda in errore il campo. Serve uno strumento che riserializzi, come wp search-replace di WP-CLI.
  2. I CSS e i JS. url() dentro i fogli di stile e indirizzi scritti a mano dentro il JavaScript non vengono toccati da nessuna sostituzione fatta sul database.
  3. Le direttive di indicizzazione. Il meta robots con noindex, l'intestazione X-Robots-Tag e Disallow: / nel robots.txt. Le prime due si controllano nell'HTML, la terza no: un robots.txt fisico in radice vince su qualsiasi cosa generi il CMS.
  4. Canonical, og:url e hreflang. Il canonical è il più dannoso dei tre: dice a Google quale indirizzo è l'originale, e uno che punta all'ambiente di lavorazione fa uscire dall'indice l'intero sito.
  5. La sitemap. Spesso è un file generato e messo in cache: va rigenerata, non modificata a mano, e poi reinviata da Search Console.
  6. Il .htaccess e le regole del server. Redirect scritti per l'ambiente di prova che continuano a girare in produzione, e che dal browser non si vedono: si controllano via FTP.

La verifica finale non è aprire il sito e guardarlo. È scaricare l'HTML servito e cercarci dentro il dominio vecchio con un grep, poi fare lo stesso su ogni foglio di stile e su ogni file JavaScript che la pagina carica. Se il nome del vecchio indirizzo compare ancora una volta sola, il passaggio non è finito.

FAQ

Domande frequenti

Il mio sito funziona benissimo. Può avere comunque questo problema?

Sì, ed è proprio il motivo per cui conviene controllare. Finché l'indirizzo di lavorazione resta acceso il sito si comporta normalmente. Il problema non si manifesta nel momento in cui nasce, ma il giorno in cui qualcuno, da un'altra parte, spegne qualcosa.

Come faccio a sapere se il dominio è davvero intestato a me?

Esistono servizi gratuiti di ricerca WHOIS: si scrive il proprio dominio e si vede a chi è registrato. Se il registrante non sei tu o la tua azienda, quel dominio non è tuo, e il sito che ci sta sopra lo è fino a un certo punto. Due minuti, e quasi nessuno lo fa.

Quanto costa sistemarlo?

Dipende da quanti punti sono rimasti indietro. Su un sito normale di un'attività locale si parla di poche ore di lavoro, non di un rifacimento. La cosa onesta da chiedere a chiunque te lo quoti è l'elenco preciso dei punti da correggere: se non te lo sa dare, non ha guardato.

Devo cambiare chi mi ha fatto il sito?

No, e nella maggior parte dei casi conviene chiederlo a lui: sa dove sono i file e ci mette molto meno di chiunque altro. È un lavoro di rifinitura rimasto indietro, non necessariamente un rapporto da chiudere.

Lo strumento guarda tutto il sito?

No, e preferisco dirlo che lasciarlo intendere. Guarda la sola pagina iniziale, che è dove questi residui compaiono quasi sempre. Un sito può essere pulito in home e avere il problema su una pagina interna: per guardarle tutte serve un'analisi vera, che faccio a mano.

Rischio zero

Vedi il lavoro prima di pagarlo.

Prima del preventivo realizzo una bozza grafica gratuita del tuo sito, senza impegno: vedi il lavoro prima di decidere se pagarlo. Quasi tutti fanno il contrario: prima il preventivo al buio, poi si vede. Io preferisco farti vedere dove andiamo a parare.

  1. Mi racconti l'obiettivo. Due righe bastano: cosa deve fare chi arriva sul sito.
  2. Ti mando una bozza grafica gratuita. Il tuo sito, con i tuoi contenuti, non un template generico.
  3. Insieme alla bozza, il preventivo. Prezzo e tempi chiari, a quel punto sai già cosa compri.
  4. Decidi tu. Se non ti convince, ci siamo lasciati bene e la bozza resta tua.
Chiedi la bozza gratuita → Come lavoro nel dettaglio