Le stelline nei risultati Google: come si ottengono davvero
Sono la cosa che fa guadagnare più clic a parità di posizione, e su questo argomento circolano più informazioni sbagliate che su qualsiasi altro dettaglio SEO. Compresa quella che può farti sparire le stelline che avevi già.
Cosa sono, tecnicamente
Non le decide Google guardando le tue recensioni: le dichiari tu, nel codice della pagina, con un blocco di dati strutturati che dice «questo prodotto ha una valutazione media di X su Y, basata su Z recensioni». Google lo legge, decide se fidarsi, e se si fida lo mostra. Non è un'impostazione da attivare: è un'informazione da fornire.
La regola che quasi nessuno conosce
Le recensioni su te stesso non contano. Dal 2019 Google non mostra più le stelline quando un'azienda dichiara sul proprio sito la valutazione della propria azienda: le chiama recensioni auto-riferite e le esclude. Chi ti vende «ti metto le stelline sulla home» ti sta vendendo qualcosa che non comparirà.
Cosa invece funziona
Le recensioni di un prodotto. Su una scheda prodotto la valutazione è ammessa e viene mostrata, perché l'oggetto recensito è il prodotto e non chi lo vende. È il motivo per cui gli e-commerce hanno le stelline e i siti vetrina no: non perché siano più bravi, ma perché stanno dichiarando una cosa diversa.
La condizione che fa cadere tutto
Le recensioni devono essere visibili sulla pagina, non soltanto scritte nel codice. Se dichiari una media di 4,9 su 120 recensioni ma sulla pagina non c'è traccia di quelle recensioni, la violazione è netta: i dati strutturati devono descrivere ciò che l'utente vede, non ciò che vorresti vedesse. È il singolo errore che fa più danni, proprio perché sembra innocuo.
Cosa serve avere, in pratica
Un sistema che raccolga recensioni vere da clienti che hanno comprato davvero. Le recensioni pubblicate sulla scheda del prodotto giusto, con testo e data. E il blocco di dati strutturati che riporta esattamente quei numeri, generato dalle recensioni reali e non scritto a mano — perché scritto a mano invecchia il giorno dopo e diventa una dichiarazione falsa senza che nessuno l'abbia voluto.
Le scorciatoie che si pagano
Recensioni inventate. Media presa da una piattaforma esterna e dichiarata come se fosse sul tuo sito. Valutazione dell'azienda spacciata per valutazione di un prodotto. Funzionano finché non funzionano più: la conseguenza tipica non è una multa, è la rimozione di tutti i risultati arricchiti del tuo sito, comprese le cose lecite. Si perde più di quanto si era guadagnato.
Un caso concreto: il mio
Quando ho scritto questo articolo, sul mio e-commerce le schede prodotto avevano già i dati strutturati con prezzo, disponibilità, codice e marca, ma non la valutazione. Adesso ce l'hanno: una scheda dichiara 4,89 su 45 recensioni, e quelle 45 recensioni stanno sulla pagina, si leggono, sono di clienti che hanno comprato. Sulle schede senza recensioni le stelline non ci sono, ed è giusto così: inventarle è il modo più rapido di perdere i risultati arricchiti su tutto il sito, non solo su quella pagina.
Il dettaglio tecnico: cosa scrivere e cosa non scrivere
La valutazione va dentro il blocco Product in JSON-LD, come proprietà aggregateRating di tipo AggregateRating, con ratingValue, reviewCount (oppure ratingCount) e, se la scala non è 1-5, bestRating e worstRating espliciti. Accanto conviene esporre le singole review con author, datePublished e reviewBody.
Il vincolo formale è che i valori dichiarati devono corrispondere a contenuto presente e visibile nella stessa pagina. Un reviewCount di 120 su una pagina che ne mostra tre non è un dettaglio trascurabile: è la condizione che rende il markup non conforme.
Sul lato prodotto, se costruisci tu quello che vendi e non hai un codice a barre internazionale, non inventare un gtin: usa mpn insieme a brand. Dichiarare un identificativo inesistente è peggio che non dichiararlo, perché rende incoerenti i confronti che le piattaforme fanno fra offerte dello stesso prodotto.
Per la verifica esistono due strumenti distinti e conviene usarli entrambi: il test dei risultati arricchiti di Google dice se la pagina è idonea a quel tipo di risultato, mentre il validatore di schema.org segnala gli errori di vocabolario che il primo tollera in silenzio.