Accessibilità dei siti: la tua azienda è obbligata?
È la norma di cui non parla nessuno e che riguarda molte più aziende di quante immaginino. Non serve capirla tutta: bastano quattro domande per sapere se ti tocca.
Cos'è, in una riga
Una direttiva europea, recepita in Italia, che impone a certi prodotti e servizi digitali di essere utilizzabili anche da chi ha disabilità visive, uditive o motorie. In pratica: il sito deve funzionare anche con lo schermo ingrandito, con la sola tastiera e con un lettore di schermo.
Prima domanda: vendi online o eroghi servizi digitali?
L'obbligo riguarda in particolare commercio elettronico, servizi bancari, trasporti, telecomunicazioni e libri digitali. Se hai un e-commerce sei con ogni probabilità dentro. Un sito puramente vetrina, che non vende e non eroga servizi, di norma resta fuori — ma conviene verificarlo invece di darlo per scontato.
Seconda domanda: quanto sei grande?
Le microimprese che erogano servizi sono escluse: meno di 10 persone e meno di 2 milioni di fatturato. Attenzione alla congiunzione, perché è lì che quasi tutti sbagliano: servono entrambe le condizioni. Nove dipendenti e tre milioni di fatturato non è una microimpresa.
Terza domanda: da quando?
Le regole si applicano dal 28 giugno 2025. Non è una scadenza futura: è già passata. Chi non ha fatto niente è già fuori norma, semplicemente non gliel'ha detto nessuno.
Quarta domanda: chi controlla?
In Italia la vigilanza è affidata all'Agenzia per l'Italia Digitale. Le segnalazioni possono partire anche da un singolo utente che non riesce a usare il sito, e sono previste sanzioni amministrative. Per l'esposizione precisa del tuo caso serve un parere professionale: qui trovi il criterio, non la consulenza legale.
Cosa significa in pratica, senza tecnicismi
Nella grande maggioranza dei casi: testi che si distinguono bene dallo sfondo, tutto raggiungibile con il tasto tab, immagini con una descrizione, moduli con etichette vere, video con sottotitoli, niente che dipenda solo dal colore per essere capito. Non è rifare il sito: è sistemarlo.
La ragione per cui conviene comunque
Al di là dell'obbligo, un sito accessibile è più veloce, si posiziona meglio ed è più facile da usare per tutti. Le stesse cose che lo rendono leggibile a un lettore di schermo lo rendono leggibile a Google e agli assistenti AI: è lo stesso lavoro, pagato una volta e utile tre.
Il dettaglio tecnico: cosa si verifica davvero
Il riferimento operativo sono le WCAG 2.1 livello AA. I controlli che coprono la maggior parte dei problemi reali: rapporto di contrasto almeno 4.5:1 per il testo normale e 3:1 per quello grande e per i componenti di interfaccia; ogni elemento interattivo raggiungibile e attivabile da tastiera con un indicatore di focus visibile; alt significativo sulle immagini informative e alt="" su quelle decorative; ogni campo di modulo legato a una <label> tramite for/id; struttura dei titoli senza salti di livello; lang dichiarato sull'elemento <html>.
Con le WCAG 2.2 si aggiunge il criterio 2.5.8 Target Size (Minimum): i bersagli di tocco devono misurare almeno 24×24 pixel CSS, con esclusione per i link in mezzo a una frase. È il criterio che fa cadere più siti, perché i link di footer e di menu vengono quasi sempre lasciati all'altezza della riga di testo.
Nessuno strumento automatico rileva più del 30-40% dei problemi: verificano contrasti, attributi mancanti e struttura, ma non sanno dire se una descrizione è utile né se l'ordine di navigazione da tastiera ha senso. La verifica seria si fa a mano, percorrendo la pagina con il solo tasto tab e ascoltandola con un lettore di schermo.